lunedì 22 ottobre 2007

Intervista

01 - Che ora è: 17.39


02 - Nome: Settembre


03 - Compleanno: a novembre


04 - Segno zodiacale: scorpione


05 - Tatuaggi: nessuno


06 - Piercing: due, uno per ogni orecchio

07 - Sei innamorato/a?: si

08 - Ti piaci interiormente? ça dépende... a volte sì a volte no

09 - Hai già amato al punto di piangere per qualcuno? si

10 - Hai mai fatto un incidente con la macchina? si, solo con auto altrui

11 - Hai mai avuto una frattura? fortunatamente no

12 - Pepsi o coca-cola? mi spiace ammetterlo ma coca

13 - Ti fidi dei tuoi amici? certo

14 - Colore preferito per l'intimo? black

15 - Misura di scarpe: 38

16 - Numero preferito: 9

17 - Tipo di musica preferita? orientale

18 - Doccia o bagno? bagno

19 - Cosa odi? la prepotenza, l'aggressività, la vanità, la stupidità, l'intolleranza

20 - Come ti vedi nel futuro? viviamo il presente va'!

21 - Da chi hai ricevuto questa mail? da mia cugina

22 - Quale dei tuoi amici vive più lontano? Shaman

23 - Chi sarà il + rapido a rispondere secondo te? l'insospettabile

24 - Il più lento? Shaman ... vive più lontano, per forza... ;-)

25 - Sei felice? e chi lo è mai completamente?

26 - Proverbio preferito? easy come easy go

27 - Libro preferito? solo uno?... "Mrs Dalloway" V. Woolf

28 - Di cosa hai paura? della mia seconda personalità

29 - La prima cosa a cui pensi quando ti svegli? Caffè, Caffè, Caffè

30 - Film preferito? e ridaie... solo uno? "Monsoon wedding" di Mira Nair MA NON SOLO!!!

31 - Se potessi essere qualcun altro chi saresti? nessun altro

32 - Cosa c'è appeso al muro della tua camera? un ritratto che invecchia al mio posto

34 - Posto dove ti piacerebbe andare? India

35 - Pensi che qualcuno risponderà a questa mail? chissà

36 - E chi sei sicuro risponderà? chi non si fa mai sentire

37 - Di chi vorresti leggere la risposta? di tutti

38 - Profumo preferito? Rose de Lancome

39 - Sport preferito? non se si può considerare sport, comunque danza del ventre

40 - Timido o estroverso? entrambi a seconda delle giornate

41 - Soprannomi? Settembre ;-)

42 - Mare o montagna? MARE!

43 - Hai paura della morte? si, di quella delle persone che amo

44 - Suoni qualche strumento? nei miei sogni il sitar

45 - Un saluto? Namaste!

lunedì 1 ottobre 2007

Woman on men

Scrivo d'impulso queste righe ripensando a alcuni eventi accaduti la scorsa settimana.
Quando si parla di molestie sulle donne, quasi automaticamente sono portata a pensare alle molestie fisiche, alle violenze sessuali. Certo questo è il limite. Consideriamo invece che molto più frequentemente una donna viene molestata anche quando non è fisicamente toccata ma "solo" apostrofata con epiteti più o meno volgari, più o meno "amichevoli", ma quasi sempre NON richiesti. Ci sono casi poi in cui non viene detta alcuna parola ma la gestualità è inequivocabile.
Questo mi è successo la scorsa settimana, non una, non due ma tre volte.
Non voglio raccontare quello che è successo: non è l'intento di questo post e ho il celato timore che quello che andrei a scrivere potrebbe risultare talmente banale e comune che qualcuno potrebbe pensare "Beh, tutto qui?".

Voglio scrivere invece come può essere umiliante e frustrante per una donna essere oggetto di commenti eleganti del tipo "bella figa" o "bella gnocca" quando non sono richiesti e del tutto gratuiti; quando vengono detti come se fosse un complimento e tu dovresti come donna, secondo il pensiero del "mittente", esserne lusingata e dimostrare quindi una sorta di complicità e il tuo silenzioso assenso a atteggiamenti di questo tipo.

In passato mi sono spesso posta il problema se in fondo queste non fossero cose di poca importanza, e mi sono risposta che, in fin dei conti lo erano dal momento che ad una donna possono succedere cose ben più gravi e che poi, a ben vedere, non ti è stato detto che sei una cozza.
Con il passare del tempo invece mi riesce sempre più difficile accettare e tantomeno giustificare comportamenti di questo tipo. Cambia la consapevolezza di sé stessi e cambiano le idee.

Che cosa dovrei dedurre da questi atteggiamenti?
Che chi li fa pensa che una donna dovrebbe essere abituata a ricevere questi apprezzamenti? Che dovrebbe esserne lusingata? Che dovrebbe prenderli come una battuta amichevole quando arrivano da persone che frequenti tutti i giorni per lavoro?
Beh, a chi la pensasse così dico che NON è così.

A chi la pensasse così consiglio di provare ad immaginare la reazione istintiva verso un uomo che si rivolgesse così a donne a loro vicine (madri, sorelle, mogli, figlie, amiche). Invito a pensare al contrario e a mettersi nei panni di chi riceve il commento.
Più che mandare l'individuo a quel paese cosa puoi fare? Mettergli le mani addosso non puoi anche se vorresti tanto. E in quei casi assicuro che il semplice "Vaffa", seppure liberatorio sul momento, non serve a molto quando a mente fredda cominci a pensare a PERCHE' una persona che non conosci, o ancora peggio, che conosci si sia rivolto a te in quel modo.
Razionalmente la spiegazione non l'ho trovata e la frustrazione rimane.

venerdì 14 settembre 2007

Are we that different?



Di ieri la notizia che vede protagonista Roberto Calderoli quale organizzatore del "maiale day".
Il Vicepresidente del Senato vorrebbe portare a spasso i rosei suini sul terreno destinato all'edificazione di una nuova moschea a Bologna, contaminando il suolo e impedendo così la costruzione del luogo di culto .
E dato che il personaggio è un uomo di stile, la boutade arriva proprio nella giornata di inizio del Ramadan.
A queste enormità mi piacerebbe rispondere con questo video che mi è capitato per caso di vedere su Blob ieri sera.
Lo si trova su AVAAZ.ORG

P.S: ...Io la petizione l'ho firmata

lunedì 3 settembre 2007

Settembre


Da sempre trovo Settembre elettrizzante, lo sento sotto pelle.
Sarà questo cielo che a ovest si copre di nuvoloni scuri mentre a est è azzurro e luminoso. Sarà che intorno cominciano a spuntare le prime, leggere, maniche lunghe e i golfini sulle spalle mentre i piedi restano ancora liberi nei sandali estivi.
Sarà che la luce si addolcisce e diventa dorata e i tramonti cominciano sempre un po’ prima. Saranno gli odori caldi e dolci della sera.
Sarà che a Settembre cominci a mettere da parte l’estate guardandola con un po’ di malinconia… ma non troppa.
Sarà che Settembre è stato sempre l’inizio di qualcosa: della scuola, delle amicizie, della vita in case nuove, del lavoro, della ripresa della quotidianità dopo i tempi sospesi e irreali delle vacanze.
Sarà forse che a Settembre mi sono sempre innamorata.
Sarà per tutto questo ma accolgo con entusiasmo l’avvicinarsi dell’autunno che con una mano trattiene il ricordo e lo protegge e con l’altra afferra le promesse di cambiamento che le si presentano davanti.

mercoledì 27 giugno 2007

La bustina di zucchero e il tovagliolo - 2


Delusa, lo guardo interrogativa.
Lo ascolto mentre mi dice che tutto ciò non ha nulla a che vedere con il diventare adulti e mi spiega come stare a Barcellona alcuni giorni lo fa tornare quattordicenne.
Osservo il suo viso, cerco di leggere questo sorriso enigmatico, mi sforzo di trovare qualche particolare che lo faccia sembrare meno perfetto e meno sincero; qualche traccia che mi faccia riconoscere un luogo comune qualsiasi di questo genere di incontri.

Invece nulla. Non sento alcun imbarazzo davanti a questo sconosciuto nonostante parli una lingua diversa dalla mia, nonostante stia discutendo di senso della vita e di identità come se fosse la cosa più semplice di questo mondo, come lo zucchero e il tovagliolo sul tavolo.

Non ho mai sentito nessuno darmi dell’egoista in un modo così elegante: “focalizzata su te stessa”.
“Credo che sia importante avere dei momenti in cui ci si possa sentire bustina di zucchero... essere sufficientemente egoisti e togliersi di dosso il tovagliolo... e far capire a chi ci sta vicino che, anche senza il tovagliolo, siamo sempre noi... secondo me, Settembre, tu sei abbastanza focalizzata su te stessa”.

Lo guardo in silenzio, incuriosita.

Continua: “Hai mai affrontato questo discorso con la persona che ami?”
“Non in inglese...”
“Beh, un modo sottile per dire fatti gli affari tuoi!”
“Ti sbagli! Sto solo dicendo che ogni conversazione è unica come sono uniche le persone con cui parli. Vedi, parlare con le persone mi fa scoprire sempre un modo diverso per esprimere quello che penso... È come trovare una parte di me negli altri e avere uno specchio davanti... per esempio con le tue parole stai dando una nuova voce ai miei pensieri... quando succede lo trovo miracoloso, un po' come innamorarsi”.
Ride “Mi stai dicendo che sei innamorata di me?”
“Qui e ora... beh sì! Ricorderò questo momento come la sera in cui ti ho amato per alcune ore. Domani sarà tutto finito. Domani si lavora!”
Ride forte “Dai, ti accompagno all'auto.”

Prima di alzarmi dal tavolo sollevo piccata il tovagliolo dalla bustina di zucchero, lo getto sul tavolo e, con estrema cura, gli appoggio sopra la bustina.

Leggi La bustina di zucchero e il tovagliolo - 1

martedì 26 giugno 2007

Equilibrio



Cosa significa danzare?
Danzare vuol dire muoversi a tempo di musica.
Per danzare, quindi, è importante sentire il ritmo e coordinare i movimenti del proprio corpo.
Per danzare è necessario trovare l’equilibrio.
Il punto di equilibrio può cambiare a seconda del ballo: può essere quello conquistato delle punte di gesso della danza classica o quello gridato dalle scarpe pesanti che seguono i ritmi della strada; quello mediato delle scarpette dei balli di coppia o quello ritrovato dei piedi nudi delle danze orientali.
Per quel che mi riguarda ho scelto l’ultimo.

Poco tempo fa la mia insegnante di danza del ventre mi ha raccontato la storia di una sua allieva. Ho subito pensato che questa storia rappresentasse, nella sua semplicità, una formidabile metafora della vita.

Questa ragazza aveva cominciato a frequentare un corso di danza del ventre dopo aver ballato il tango per anni. Aveva appena cominciato le lezioni e si accorse subito che non riusciva a mantenere l’equilibrio. Esiste una regola fondamentale nel tango: l’uomo conduce, la donna segue. La ballerina danza appoggiandosi al compagno in una posizione asimmetrica e sbilanciata e, in questa posizione, segue il compagno che la “porta” nel ballo.

Così, quando per la ragazza è arrivato il momento di danzare da sola, di sentire il proprio peso sui suoi soli piedi e di percepirne gli spostamenti, semplicemente le succedeva di perdere l’equilibrio.
Non so se abbia proseguito le sue lezioni di danza del ventre o se abbia abbandonato, ma quello che ho visto in questa storia è un’immagine potentissima della vita al femminile.

Personalmente sento nella danza orientale la forza e la ricchezza di una femminilità nascosta alle donne per prime. Non credo sia sempre stato così. Credo piuttosto che le donne abbiano perso parte di sé inseguendo il miraggio di voler essere uguali agli uomini e in questa corsa verso un'immagine maschile abbiamo rinunciato a una femminilità che non si conformava con quello che stavano perseguendo. La questione è che le donne non sono e non potranno mai essere uguali agli uomini. Una volta che ci si rende conto di questo credo sia importante, allora, cominciare a cercare un nuovo equilibrio che si fondi questa volta sull'essere donna.


È incredibile di quanti muscoli nuovi scopro l’esistenza ogni volta che ballo e mi piace pensare, in questo modo, di star conquistando un po’ di consapevolezza in più.
Con la danza intraprendo uno dei tanti viaggi dentro di me.
Forse è questa una strada, ritrovare un po' di sè sentendosi in equilibrio sui propri piedi nudi.

C'è un bel posto a Bologna dove si dibatte lungamente su questi temi è la Libreria delle donne

mercoledì 13 giugno 2007

La bustina dello zucchero e il tovagliolo - 1


I due sconosciuti sono seduti al tavolo di un ristorante, sono un uomo inglese e una giovane donna italiana.
Si sono incontrati per la prima volta quel pomeriggio. Per alcuni giorni si troveranno a lavorare insieme e questa cena è una buona occasione per intuire se il tempo che trascorreranno gomito a gomito durante le prossime giornate potrà essere tollerabile per entrambi.

Il tovagliolo è lì, avvoltolato disordinatamente al centro della tavola e i due lo studiano e lo indicano con interesse quasi scientifico. Quell'oggetto insignificante è diventato l'argomento della loro conversazione, ne è parte integrante quasi fosse la terza persona seduta al tavolo. È evidente che in quel pezzo di stoffa giallo ci vedono un significato che le altre persone sedute in sala non possono cogliere.
La conversazione sul tovagliolo sembra assorbirli totalmente perché parlano fitto e animatamente, come se si conoscessero da tempo.

L'uomo solleva il tovagliolo scoprendo una bustina di zucchero poi, lo riprende in mano, lo stropiccia energicamente e lo lancia di nuovo sulla bustina.
Lei lo ascolta interessata. “Vedi, la bustina sei tu, e il tovagliolo è tutto il resto, la vita di tutti i giorni con tutto quello che si porta dietro, lo schifo, la noia... ma una volta tolto questo” e solleva il tovagliolo con aria concentrata “ci sei sempre tu, quello vero”.

La ragazza alza gli occhi dal tovagliolo e li pianta in quelli dell'uomo di fronte, sorride amara mentre torna a guardare gli oggetti disordinati sul tavolo “L'importante è non lasciarlo morire sotto tutto lo schifo...capisco quello che vuoi dire, ma fatico ad accettare che la bustina debba stare nascosta sotto al tovagliolo...”
“Vedi anche il tovagliolo è parte di te, come la bustina, però c'è anche il resto insieme al tovagliolo, anche quello che non è te. Puoi rinunciarci ma devi essere ben consapevole di quello che perdi. Puoi cercare di lasciare più spazio alla bustina ma il tovagliolo ci sarà sempre perché anche lui, ti piaccia o no, è parte di te e quella parte di te cercherà sempre ciò che il tovagliolo rappresenta.”
“Già, e poi in quanti sopporterebbero la vista di una piccola bustina di zucchero quando tutto intorno è pieno di enormi e pesanti tovaglioli? Non credi che la coprirebbero subito con un tovagliolo nuovo di zecca?”
“Credo di sì. Quello che voglio dire è che siamo più cose eppure, alla fine, siamo sempre noi.”

“Certo! È molto affascinante ciò che stai dicendo. Quello a cui voglio arrivare è capire come si può essere tutto quello che siamo senza soffrire troppo delle tante differenze all'interno di noi stessi, mi capisci? Se siamo tutte queste cose così diverse, vorrei trovare un modo per metterle insieme, per cercare di distinguere quello che è veramente me e quello che, invece, mi è caduto addosso. Voglio capire se è possibile alleggerire il peso del tovagliolo. Vedi, a volte tento di incastrare i diversi pezzi ma non restano uniti, è come un puzzle tagliato male... io... io credo che tu capisca quello che sto cercando di dire.”
L'inglese la guarda e sogghigna fra sè scuotendo la testa “Sì, capisco", poi, guarda con attenzione il vino bianco nel calice. Ne beve un sorso e, come rianimato, torna a guardarla sorridendo gioviale.
"Allora, qualche conclusione?”
“Non lo so, forse è solo una questione di equilibrio, forse è solo questione di crescere.”
“No, non è questo. Per carità, non crescere mai, Settembre”

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